RACCONTO. Aveva deciso di mollare finché era in tempo

Non avevo fatto ancora in tempo a raccontare a tutti il mio ultimo esame che ero di nuovo davanti la porta d’ingresso della facoltà. Circa due anni prima, settimana più settimana meno, ero appena uscito dallo studio del professore di filologia, che mi aveva rimandato prima dell’estate. Mi aveva rifilato un ventuno, un colpo di culo, tanto che me ne andai via come dopo l’estrazione di un dente marcio. Ero talmente convinto di non mettere più piede in quel campus che decisi di percorrerlo tutto a piedi, da cima fondo, passando per i corridoi di Lettere e Filosofia, per i giardini di Farmacia e il terrazzone di Medicina. 

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