TAPPA A MATERA, tra le impressioni di Pascoli-Carlo Levi-Pasolini

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Torno a scrivere dopo qualche giorno, carico più che mai di materiale. Da domenica 30 maggio a martedì 2 giugno ho percorso svariate centinaia di chilometri in auto, ma ne è valsa decisamente la pena. Dall’Abruzzo ho attraversato il Molise e la Puglia per giungere a Matera, una città incredibile, non a caso capitale della Cultura 2019, per poi visitare Paestum e Cassino (documenterò tutto nei prossimi post).

Il mio viaggio è iniziato a Matera. Giunto nella piazzetta Pascoli, dedicata al poeta che lavorò propio lì, a partire dal 1882, un’immensa distesa di case, fuse con le rocce, si è svelata davanti ai miei occhi.

Giovanni Pascoli durante gli anni a Matera

Giovanni Pascoli durante gli anni a Matera

Giovanni Pascoli ottenne un posto da insegnante di latino e greco a Matera, presso il Liceo “Duni”. Il poeta romagnolo aveva intenzione di insegnare a Teramo, seguendo il consiglio di Carducci, ma al posto della città abruzzese (dal nome che è curiosamente l’anagramma di Matera) fu mandato in Basilicata. Per giungervi sostò a Bari (dove tra l’altro mi sono fermato anche io per un caffè) e successivamente, in carrozza, arrivò a Matera il 7 ottobre del 1882.
Non se la passò bene Pascoli a Matera. Lontano dalle sorelle e dal “nido” viveva tormentato dalla malinconia. In una lettera scritta alla sorella Maria l’8 ottobre 1882, non ancora a suo agio nella città, scrive:

[…] Matera invece è una città abbastanza bella, sebbene un poco lercia anche lei; e c’è difficoltà ad albergare. Se vedeste! I contadini, o cafoni, vanno vestiti nel loro selvatico e antiquato costume e stanno tutto il giorno, specialmente oggi che è domenica, girelloni per la piazza. Hanno corti brachieri e scarponi grossi senza tacco, una giacca corta e in testa un berrettino di cotone bianco e sópravi un cappello tondo. Sembra che si siano buttati già dal letto in fretta e in furia, e si sian messi per distrazione il cappello sopra il berretto da notte. Una particolarità curiosa! Qua gli uomini purchessia vanno in calzoni corti e calze fuori come i preti di costà; i preti invece hanno i calzoni lunghi come costà gli uomini purchessiano. Ho concluso che i preti vogliono sempre far le cose alla rovescia degli altri.[…]

Passeggiando per i sassi è possibile visitare una casa, arredata secondo il gusto dell’epoca: la STORICA CASA GROTTA di vico Solitario. In uno spazio angusto, povero e spartano le famiglie di Matera vivevano le loro giornate, molto diverse da quelle dei nostri giorni. Giovanni Pascoli quelle persone le aveva incontrate, immortalandole con le sue parole anche troppo taglienti.

E a Ida il 19 ottobre del 1882, più tranquillo, dopo aver trascorso più giorni, aggiunge:

[…] V’ho scritto, prima di ricevere quelle, una lettera tutta arruffata e sconsolata, credo. Toglietene tutto ciò che c’è d’amorevole per voi e del resto non fate nessun conto. L’ho scritta in un momento di tristezza, e di questi momenti ne ho parecchi.
Ma in generale sto bene a Matera. Son già cominciate le scuole. Il tram tram procede allegramente. Sol d’una cosa mi lagno: qui è troppo caro il vivere e l’alloggio, e tira quasi sempre scirocco. […]

Carlo Levi (al centro) a Matera

Carlo Levi (al centro) a Matera

Dal terrazzo stupendo dal quale è possibile ammirare i famosi sassi vi è anche una targa in memoria di Carlo Levi, scrittore che riuscì a descrivere la meraviglia che si prova nell’ammirare il panorama mozzafiato dei sassi. In Cristo si è fermato a Eboli (1945), Levi scrive:

“Arrivai a Matera verso le undici del mattino. Avevo letto nella guida che è una città pittoresca, che merita di essere visitata, che c’è un museo di arte antica e delle curiose abitazioni trogloditiche [cioè scavate nella roccia]. Allontanatami un poco dalla stazione, arrivai a una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case, e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera. La forma di quel burrone era strana; come quella di due mezzi imbuti affiancati, separati da un piccolo sperone e riuniti in basso in un apice comune, dove si vedeva, di lassù, una chiesa bianca, Santa Maria de Idris, che pareva ficcata nella terra. Questi coni rovesciati, questi imbuti, si chiamano Sassi. Hanno la forma con cui, a scuola, immaginavamo l’inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto. Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante.”

pasoliniI sassi di Matera sono protagonisti anche del film Il Vangelo secondo Matteo (1964), di Pier Paolo Pasolini. Il regista friulano scelse, insieme ad altre località italiane, proprio i sassi per ambientare alcune scene del suo film sulla vita di Cristo.
Pasolini effettuò un sopralluogo in Palestina, documentato da Istituto Luce, nel 1963.

VIDEO DELL’INTERVISTA A PASOLINI – ISTITUTO LUCE –

La location non convinse Pasolini. La sua intenzione di ambientare le scene del film nei luoghi originali si scontrò con i mutamenti del paesaggio. Optò quindi per il sud Italia, compresi i sassi di Matera.

ALCUNE FOTOGRAFIE DELLA BELLISSIMA MATERA

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