Allen Ginsberg e la trasformazione della prosodia nel 900

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6a00d8341bfda753ef00e54f56e3eb8834-640wi“Nello stesso tempo, nella storia c’è stata una rivoluzione universale. In Russia Majakovskij ha spezzato tutte le forme dei versi, tutte le forme della prosodia. Credo che in Italia lo hanno fatto probabilmente poeti come Ungaretti e Marinetti: i futuristi hanno sfondato in forme di prosa-poesia o hanno gridato forme di manifesti. In Francia ci sono stati Apollinaire e il Dada internazionale, di rincalzo a Rimbaud e Laforgue, che hanno restituito la poesia a ritmi molto più variati. 
La chiave della trasformazione della prosodia all’inizio del XX secolo e che dovunque ci fosse questo sfondamento al di là della vecchia forma, l’ispirazione era la parlata reale, il ritmo della parlata reale. 

La gente cominciò capire che il ritmo della parlata reale non si adattava alle serie ritmiche semplificate automatiche metronimiche che erano state usate nel XIX secolo. Ma nel XIX secolo si riteneva che questo fosse l’ordine eterno della poesia; anche se, almeno nella lingua inglese, era un ordine che si usava soltanto da 200 anni o anche soltanto un centinaio d’anni. Sicché c’era lo stesso problema dappertutto. Il problema fondamentale era che la forma ritmica «tradizionale», l’antica forma ritmica prosodica non rifletteva più la variazione emotiva (le emozioni e le variazioni di velocità) della parlata.” 

(da Conversazione sulla prosodia, Intervista di Fernanda Pivano a Allen Ginsberg registrata a New York il 22 Novembre 1968)


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