Albert Camus «vecchio arnese della reazione»


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camus5Dopo l’articolo Albert Camus segreto vi propongo quest’altro pezzo trovato nella copia de La Morte Felice di Camus edito da Rizzoli nel 1971 che ho acquistato da un commerciante di libri usati. L’articolo in questione si intitola Albert Camus «vecchio arnese della reazione», è del 21 gennaio 1970 firmato dal giornalista Costanzo Costantini ed è apparso su Il Messaggero (?).

Albert Camus «vecchio arnese della reazione»

Parigi, 21 gennaio. Anche Albert Camus, l’idolo dei giovani, l’annunciatore dell’assurdo e della rivolta contro l’assurdo, il profeta della speranza disperata, è stato travolto dalla filosofia del rifiuto? Molti sintomi indicano di si. Il decennale della morte, caduto il4 gennaio scorso, ha offerto ilpretesto per una polemica ancor più perentoria, se non più aspra o virulenta, di quelle esplose quando lo scrittore“ era ancora in vita. Nato a Costantina, in Algeria, nel 1913, Camus esordì come poeta e, ad onta della miseria in cui era nato e della tisi che lo aveva colpito nella prima giovinezza, entrò, nella letteratura in modo trionfale: a ventinove anni «Lo straniero» e «Il mito di Sisifo» gli diedero fama immediata, da evento creativo folgorante, fra i più straordinari della storia letteraria del dopoguerra; La peste, L’uomo in rivolta, La caduta, L’esilio eil regno, nonché gli scritti teatrali, dal Malinteso ai Giusti, confermarono e consolidarono quel successo fulmineo, fino alla consacrazione, nel ’57, del premio Nobel. Ma ebbe nello stesso tempo una carriera letteraria dura, avversata, combattuta, segnata di gelosie, invidie e polemiche clamorose, culminata nella storica rottura con Jean-Paul Sartre. Nel ’52, l’anno del grande dissidio, esplodono contro Camus i rancori che erano andati accumulandosi e le accuse che erano andate affiorando qua e là dal ’47 in poi, ossia dalla apparizione della Peste a quella dell’Uomo in rivolta. Egli aveva avuto il tiro di dire, come ha ricordato Guy Dumur,che la rivolta pura era stata confiscata dai totalitarismi di stato di destra e di sinistra, fascista e comunista: irrazionale il primo, razionale il secondo, ma entrambi totalitarismi: e venne attaccato da ogni parte, insolentito, lapidato. L’uomo che aveva militato nelle file della Resistenza, che aveva firmato gli appassionati editoriali di Combat, fu sottoposto ad una requisitoria implacabile: non era, si diceva, che un rinunciatario, un astensionista, un ideologo astratto; uno scrittore irreale, antistorico e inefficace; un umanista reazionario, sensuale e provinciale.

Messo al bando Toccò a Francis ]eanson la parte ingrata di mettere al bando l’amico, il compagno di fede e di lotta. Dalla tribuna di Les temps modernes, la rivista diretta da Sartre, Jeanson definì «L’uomo in rivolta» un manuale antistorico e un catechismo dell’astensione, bollò quella della Peste come una morale da Croce rossa, accusò Camus di ignorare il ruolo dell’economia e della storia nella genesi delle rivoluzioni e di trascurare, a profitto dell’alta teologia, la miseria di coloro che hanno fame. Jeanson aggiunse, in tono di anatema: «Voi avete scelto la sconfitta! Voi battezzate come rivolta il consenso! Dio vi interessa infinitamente più degli uomini!».

Albert Camus, l’uomo lucido e saggio, l’«indifferente», perse la calma e reagì in modo sdegnato e violento. In una lettera a Les temps modernes, egli accusò ]eanson di disonestà intellettuale, gli obiettò di accogliere con il silenzio a la derisione ogni tradizione rivoluzionaria che non fosse marxista, gli fece notare che egli eludeva la sola questione che avrebbe dovuto interessare la rivista; per la quale scriveva: la questione concernente il fine della storia. Nella foga, Camus chiamò in causa anche Sartre,direttore della rivista, accusandolo di aver «messo la sua poltrona nel senso della storia»; e l’ex maestro allungò la mano alla penna e lo brutalizzò, rimproverandogli, fra l’altro, di non avere mai letto Hegel. La polemica continuò a caratterizzare l’attività letteraria di Camus fino alla morte sopraggiunta accidentalmente, nel pieno delle forze creative. Era il 4 gennaio 1960. Camus era abordo d’una Face Vega guidata da Michel Gallimard, nipote del famoso editore, allorché la potente vettura, lungo la strada da Sèns a Parigi, in località Villeblevin, sbandò paurosamente e andò a sbattere contro un platano. Lo scrittore morì sul colpo, all’età di 47 anni. L’indomani Jean-Paul Sartre rendeva omaggio all’ex allievo, scrivendo che, per quanto fossero intervenuti fra loro aspri dissensi, non aveva mai visto compiersi un avvenimento senza chiedersi che cosa Camus ne potesse pensare. Il filosofo esistenzialista ribadì che Camus aveva scelto il «fatto morale» in un’epoca che aveva bisogno d’efficacia ( la tesi dibattuta nelle Mani sporche), ma aggiunse:«Per tutti Coloro che l’hanno amato, c’è in questa morte un’assurdità insopportabile».

Sempre più letto Dopo la morte, l’interesse per Camus e la sua opera crebbe enormemente. Gia nel ’61 Michel Minard gli dedicava un grande ritratto critico, dovuto alla penna dei maggiori studiosi del momento; nel ’65 Gallimard pubblicava il secondo volume dei Carnets che copriva ilperiodo dal ’42 al ’50. In questa occasione anche Francois Mauriac rese omaggio all’ex avversario. Scrivendo che l’autore del Mito di Sisifo, il Camus in rivolta contro il mondo assurdo, il Camus duro e puro votatosi alla difesa dell’uomo, non faceva rotolare la sua roccia, ma vi si arrampicava sopra e dalla cima si buttava a capofitto nel mare. Oggi «Les lettres modernes» offrono ai lettori una raccolta annuale di studi camusiani, mentre Gallimard rivede i Cahiers, fra i quali èstata trovata La mort heureuse, il suo primo romanzo, rimasto incompiuto. Nel frattempo i lettori di Camus si sono moltiplicati in vari paesi. Alla fine del ’69 l’Istituto francese di polemologia ha pubblicato i risultati di un’inchiesta condotta fra i giovani di Parigi e provincia sugli scrittori più letti oggi. Sono stati interrogati 1.216 studenti, la cui età media si aggirava intorno ai vent’anni. Essi hanno posto Camus in testa ai cinque scrittori francesi o stranieri che li hanno più influenzati dopo l’infanzia, e cioè prima di Sartre, Marx, Baudelaire e Balzac (Camus è stato citato in 26 casi su cento, Sartre in 20, Marx’ in 11 e Baudelaire in 10). Senonchè questi risultati sono indicativi solo in parte. Ci forniscono dati sulle tendenze di certi adolescenti e  giovani, e sembrano anche smentire ricorrenti sentenze sul declino irrimediabile di Sartre e Camus,che sarebbero stati spazzati via dai maestri dello strutturalismo. Ma non ci dicono nulla sulla posizione attuale di Camus nel contesto della critica e della letteratura francesi. Ai primi dell’anno Le Figaro littéraire ha proposto il tema Camus a tre giovani romanzieri, Jean-Louis Bergonzo, D’Alexandre Kalka ePatrick Mediano: tutti e tre hanno bistrattato lo scrittore scomparso. Bergonzo ha scritto:«Recuperato da troppe brave signore antipatiche e da una larga parte della critica pasticciona, Camus ha rischiato di essere nient’affatto che l’agili di due o tre decenni in cui i viventi hanno fatto ciò che è fatto! Tali malintesi sopravviveranno finchè ci si attenderà dagli scrittori altra cosa che la loro scrittura. Camus non avrebbe dunque lasciato ai posteri che una parola, la filosofia dell’assurdo, e il suo rimedio (poichè la‘ disperazione è‘mal vista), un sofisma intellettualmente deludente? I filosofi istituzionali degli anni ’50 avevano fortunatamente conosciuto altre vertigini. E’ così che uno scrittore impegnato rassicurava tutti coloro che in Francia pensavano. Letterariamente, i suoi iromanzi non mi interessano affatto…». Kalda ha detto: «Che Camus scriva in una lingua esangue, ch’egli accumuli le colpe dei francesi, questo non è ancora troppo grave. Ciò che è grave, è che egli detta questa condotta fallimentare con una giubilazione sorniona. Ciò che è grave, è che la sua morale sia a questo punto immorale, perché disfattista, cioè debilitante e antiumana. Ciò che è grave, è che egli non abbia mai parlato della vita, ma abbia parlato soltanto dell’esistenza, e per condannarla… ». Patrick Modiano ha scritto: « Io credo che Albert Camus sia stato posto su un piedistallo del quale si sarebbe volentieri liberato. Considerato sin dai trent’anni come une grande coscienza, un maître à penser, premio Nobel a quarantacinque anni, egli doveva senza dubbio trovare noioso passare perpetuamente per il giusto, lui che era restato, in fondo, un meridionale amante del sole, della spiaggia, del football e delle ragazze…».

Con sufficienza. Dal canto loro, le avanguarie letterarie – per quanto lo strutturalista Roland Barthes avesse dedicato la sua attenzione allo Straniero indicandolo come un modello di «scrittura al grado zero» – hanno sdegnosamente e snobisticamente ignorato Camus e la sua opera; e continuano a farlo con una sufficienza sempre più irritante. Robert Kanters ha ricordato che le nuove forme teatrali ricacciano in un’ombra pressochè preistorica Pièces come Il malinteso, Caligola, I giusti; e che le nuove ricerche sul romanzo vanno in senso opposto allo Straniero e alla Peste. Infine, i giovani dell’estrema sinistra dissidente liquidano Camus come un vecchio arnese della reazione, un filosofo approssimativo e consolatorio. Come spiegare un bando così assoluto a uno scrittore che viene considerato l’ultimo classico moderno, nonchè una delle voci più autentiche e profonde della coscienza delle nuove generazioni ? Letterariamente, Camus ha avuto in sorte il destino toccato in Italia a Pavese, di essere cioè sempre più amato dai giovani e sempre meno dagli adulti; probabilmente, i suoi temi hanno suggestione più sul piano emozionale che razionale. Psicologicamente, talune posizioni assunte da Camus –  la sua ribellione da caverna intellettuale a sfondo individuale, il suo senso della solitudine, il suo negarsi ad ogni risentimento, l’accettazione della miseria che ne aveva messo in pericolo la vita – non rispondono più al momento che viviamo. E’ un momento di conflitti radicali, di negazioni cieche e totali, di intransigenze perentorie; ogni schema dialettico, ogni discorso analitico, ogni risorsa della«ragion pensante», sembra ne siano travolti. E paradossalmente Albert Camus è vittima della verità che aveva intravisto, quando, nel dicembre del ’57, ebbe a dichiarare: «Creare oggi, è creare con pericolo. Ogni pubblicazione equivale ad un atto, e questo atto espone alle passioni di un secolo che non perdona nulla».

Costanzo Costantini


Autore dell'articolo: stefanolanzano

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