luglio, 2016 Archive

poesia

Poesia. Essere umano 

Ho assistito
Al vento giocare
Tra aghi di pino sonnecchianti
A voler imitare
Raffiche selvagge
Più grandi di lui
Riuscendoci

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Libri

Rocco Scotellaro, Uva Puttanella e Contadini del Sud (Recensione)

L’Uva Puttanella (1955) è un romanzo autobiografico incompleto, come incompleta è stata la vita del suo autore Rocco Scotellaro, morto prematuramente a 30 anni per un infarto. Nato a Tricarico, nella miseria degli anni ’20, è una voce importante della letteratura italiana; testimone e protagonista di un modo tutto poetico di mostrare la vita, controversa e spietata.
Rocco Scotellaro ha raccontato la sua terra e i suoi abitanti non nascondendo la sofferenza di chi continuava a vivere sacrificando se stesso, massacrandosi di lavoro nei campi, senza alcuna tutela. Il suo sofferto impegno civile del resto è ben documentato grazie alla sua attività politica, che gli permise di essere sindaco del suo paese e di rendersi conto ancor più da vicino della povertà che attanagliava i suoi abitanti.
Fu arrestato per la sua attività politica ma ne uscì pulito. In Uva Puttanella, dopo aver narrato il carcere e gli amici detenuti, Scotellaro scrive della condizione dei miserabili, condannati all’ingiustizia perenne. Uscire dal carcere non significava riprendersi la libertà, ma vivere condannati per sempre:

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poesia

POESIA. Una sintesi

pollocknumber8

Jackson Pollock, Number 8, 1949

Insieme abbiamo trovato una sintesi
induzione sana
di allarmismi preliminari
a svolgere condanne

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Racconti

Racconti olimpici. John Stephen Akhwari, invincibile

In “Temporale” Jovanotti canta l’invincibile non è quello che vince sempre, ma quello che anche se perde non è vinto mai. Una frase che si addice perfettamente a John Stephen Akhwari, maratoneta della Tanzania che alle Olimpiadi messicane del 1968 ha dato una lezione al mondo intero, dimostrando che un vero atleta è agile, forte, resistente, veloce, determinato, ma soprattutto… colui che non si arrende mai.
A Città del Messico, quel 20 ottobre del 1968, la maratona conclusiva dell’Olimpiade era finita con la premiazione allo stadio olimpico dell’etiope Mamo Wolde con 2h20’26″4, il giapponese Kenji Kimihara con 2h23’31″0 e il neozelandese Michael Ryan con 2h23’45″0.
Era tutto finito. Nessuno, delle migliaia di persone presenti alla manifestazione e di quelle sintonizzate in radio e Tv poteva mai immaginare che un maratoneta era ancora in corsa, completamente distrutto ma ancora in piedi, verso il traguardo. Il cielo era nero, come a voler suggerire la conclusione della festa.
Una sagoma barcollante, dolorante e sfinita camminava e si fermava, prendeva fiato e saltellando proseguiva. Per puro caso una troupe , altrimenti nessuno avrebbe diffuso al mondo intero la fase finale della sua incredibile gara.
Verso il 19° chilometro Akhwari era nel gruppo di testa ma un imprevisto mise a dura, anzi durissima, prova la sua prestazione: cadendo riportò una contusione alla spalla e una ferita al legamento del ginocchio destro. Tutto faceva presagire ritiro ma Akhwari non poteva ritirarsi.

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SEGUITEMI! IN ARRIVO I RACCONTI OLIMPICI

lottaI Giochi Olimpici non sono manifestazioni sportive come le altre. In gara ci sono eroi, la fatica, la gloria, le sconfitte, gli dei, le lacrime. Ho deciso di rendere omaggio a 5 atleti, che reputo simboli dei valori imprescindibili per le olimpiadi. Prima della partenza dei Giochi di Rio 2016 pubblicherò 5 racconti tratti dalle leggendarie performance di sportivi (che per ora non vi svelerò) che, al di là delle medaglie vinte o perse, rappresentano un esempio che trascende l’abilità fisica e sportiva. 

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POESIA. Occhio secco

7m

G. Trecourt – Autoritratto (particolare)

L’occhio secco
si riduce
subisce il fascino
come arma
in una favola

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POESIA. Le fotografie non ti vogliono

Caspar-David-Friedrich-Donna-alla-finestra

Caspar David Friedrich – Donna alla finestra

Le fotografie
non ti vogliono
ora pagano
nello scegliere
subito la verità
libere dall’eccessiva
beffa precoce

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