Rocco Scotellaro, Uva Puttanella e Contadini del Sud (Recensione)

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L’Uva Puttanella (1955) è un romanzo autobiografico incompleto, come incompleta è stata la vita del suo autore Rocco Scotellaro, morto prematuramente a 30 anni per un infarto. Nato a Tricarico, nella miseria degli anni ’20, è una voce importante della letteratura italiana; testimone e protagonista di un modo tutto poetico di mostrare la vita, controversa e spietata.
Rocco Scotellaro ha raccontato la sua terra e i suoi abitanti non nascondendo la sofferenza di chi continuava a vivere sacrificando se stesso, massacrandosi di lavoro nei campi, senza alcuna tutela. Il suo sofferto impegno civile del resto è ben documentato grazie alla sua attività politica, che gli permise di essere sindaco del suo paese e di rendersi conto ancor più da vicino della povertà che attanagliava i suoi abitanti.
Fu arrestato per la sua attività politica ma ne uscì pulito. In Uva Puttanella, dopo aver narrato il carcere e gli amici detenuti, Scotellaro scrive della condizione dei miserabili, condannati all’ingiustizia perenne. Uscire dal carcere non significava riprendersi la libertà, ma vivere condannati per sempre:

Anche io sarei uscito presto. Il carcere si doveva riempire del materiale umano, prescelto dalla Giustizia, secondo la norma che vige anche nelle confraternite : il più fesso porta la croce.
Caddero tutte le parole maiuscole, in cui avevo creduto, o che, rimaste fredde, in molti, noi giovani eravamo accorsi a riempire di calore e di amore. Fino a quando io sono il solo in mezzo a 170 persone e poiché uscirò presto non c’è parola maiuscola che valga. Altri devono sembrare, poveretti, tagliati per questo domicilio. Usciti di galera, torneranno nei bassi, nei sotterranei bei pozzi dove ai piedi della scala è il letto, e nelle case affumicate e nei tagliati. Usciti, porteranno gli stessi calzoni rotti e l’unico paio di scarpe per anni e la camicia a pezzi oppure, vestiti da fratelli della confraternita, riprenderanno il crocefisso di ferro per le processioni ai morti e ai santi.

In Contadini del Sud, pubblicato postumo nel 1954, Scotellaro voleva realizzare un’inchiesta per comprendere le reali condizioni di vita degli umili della sua terra. Leggendo le storie degli uomini intervistati, spesso raccontate direttamente dai protagonisti. Le persone sentite da Scotellaro sono in tutto 5:
Figlio del tricolore. intervista a Michele Mulieri
Tra cinquanta piantoni uno deve essere il migliore. intervista a Andrea di Grazia
Antonio Laurenzana il contadino che si sposa per la terza volta (racconto dettato)
vita di Francesco Chironna evangelico (scritto autobiografico)
Nel cuore della bufola intervista a Cosimo Montefusco

Le vite di questi uomini, caratterizzate da miseria, stenti, difficoltà, paure, risultano scorrevoli e catturano l’attenzione. Sembra di conoscerli da sempre. Per un lettore di oggi leggere le vite significa immergersi in una realtà diversa da quella che vive oggi. Un sud Italia arretrato, in cui le persone vivevano ancorate a antiche credenze.

Figlio del tricolore. Michele Mulieri, piccolo proprietario, coltivatore, falegname e rivenditore di alimentari di Grassano (Matera) passa le sue giornate a divincolarsi tra gli ostacoli delle burcrazia. Dopo una vita avventurosa riesce a dedicarsi alla rivendita di prodotti alimentari sfruttando un terreno acquistato.

La vita è una storia, ma da farla, il mondo è un passaggio. Passando per il mondo bisogna lasciare la propria traccia. Ammetto che Dio è passato per il mondo e anche noi passiamo in male e in bene. Può darsi che dopo morto il male può diventare bene.

in Tra cinquanta piantoni uno deve essere il migliore Scotellaro intervista il cattolico Andrea DI Grazia, anche lui alle prese con le ambiguità di una società tutt’altro che ispirata ai principi di fratellanza e solidarietà.

Antonio Laurenzana il contadino che si sposa per la terza volta. Antonio è un contadino di Tricarico che vive una vita di stenti, lavorando sodo in campagna. Dato che lavora giorno e notte cerca disperatamente una donna che si prenda cura di lui e della sua casa. A causa della sorte avversa vedrà morire le sue prime due mogli. Riuscirà a trovare il suo equilibrio, nonostante le maldicenze del paese.

vita di Francesco Chironna evangelico. Chironna, di Matera, si converte e diventa evangelico. Nonostante tutti tentino di emarginarlo dalla vita civile del paese, riesce a farsi valere e continuare il suo lavoro.

Nel cuore della bufola, intervista a Cosimo Montefusco. Montefusco è il personaggio più giovane tra quelli intervistati. E’ un ragazzo di circa 14 anni di Eboli che lavora come aiuto bufalaro. Dalle sue parole si evince un approccio diverso rispetto ai problemi e alle speranze della vita. Vivendo da giovanissimo l’Italia che pian piano si avviava al cambiamento vede più vicina una svolta alla sua vita.

Gli domando: .- Che giorno è oggi?
-Oggi ne abbiamo 3 settembre 1953
-Come lo sai?
Cosimo non sa rispondere, esita, poi dice calmo:
-Se ne incaricano altri di saperlo.
Egli sa i giorni della settimana, i mesi dell’anno, sa addizionare uno a uno contando sulle dita delle mani, ma la moltiplicazione e la divisione non sa farle. Appena gli spiego come si fa la moltiplicazione, egli, per rispondere alla prima domanda (quanto fa 7 x 3?) conta sulle dita addizionando: 7 e 7 = 14 e 7 = 21.

***

Non so più niente. Uno da qua basso, a Battipaglia, a Capoluogo, impara qualcosa a fare il soldato: esce, vede, è un divertimento il soldato. E se succede la guerra, pazienza. Se ci chiamano, andiamo; dobbiamo morire una volta. Ma che guerra può succedere più? Che vogliono fare più?

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Francesca Armento, madre di Rocco Scotellaro

Il volume si conclude con l’intervista di Scotellaro a sua madre, Francesca, la quale racconta come gli atri intervistati le vicissitudini della sua famiglia. Ma la parte più toccante è costituita dalla conclusione del libro, in cui è stato pubblicato uno scritto della madre che racconta proprio la vita del figlio Rocco. Dai primi anni, in cui aveva rischiato di morire per un malanno, alla sua infanzia, caratterizzata dall’amore per la scrittura e per lo studio. Da ragazzo prodigio è stato mandato a studiare dai frati per poi tornare a Tricarico. Sempre ben voluto da tutti aiutava come poteva gli umili e i diseredati, dando loro soldi preferendo privarsene. Eletto due volte sindaco del suo paese, militando con in socialisti, Scotellaro dovette affrontare anche il carcere, a causa di un tentativo di metterlo fuori dalla politica da qualche suo nemico.
Immerso nelle sue attività politiche, civili, e nella scrittura del suo libro “Uva puttanella” per la casa editrice Laterza, morirà a causa di un infarto a soli 30 anni, nel 1953, a Portici, circondato dai suoi amici (tra cui Carlo Levi).
La madre conclude il suo racconto con una breve poesia:

Peccato morire così giovane
non ancora compito trentun anno.
Tutto il popolo l’ha pianto.
Lui è andato a godere l’altro mondo
Restando tutto a lutto il nero manto.
Ecco la morte col suo falcione
che tira da lontano e da vicino:
come ha troncato il povero Rocchino!
Ha detto a tutti – Addio, mia madre,
fratello, sorelle, amici, parenti,
vado a godere il Cielo eternamente-.
Sono la madre afflitta sconsolata,
il mio figlio la morte me l’ha troncato,
ho perduto tutte le mie grandezze,
il mio tesoro era lui, la mia ricchezza


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