August Strindberg, La Camera Rossa. Recensione


Rate this post

La Camera Rossa (Roda Rummet) è un romanzo di Strindberg scritto nel 1879. Ambientato nella Svezia di fine ‘800, narra la vicenda di una serie di personaggi alle prese con una società in rapida evoluzione, divisi tra il desiderio di vivere ai margini di essa e lasciarsi vincere dai suoi vizi e virtù. 

La trama non segue uno sviluppo ben preciso, Strindberg cerca di suddividere la narrazione in parti diverse, ognuna inerente alla storia di un personaggio. Inizia col presentare Arvid Falk, un impiegato statale che decide di mollare il lavoro e dedicarsi alla sua passione: la scrittura. Scrive poesie e così cerca di farsele pubblicare e nel frattempo ripiega scrivendo sulle pagine di diversi giornali. Il fuoriuscire dalla vita da burocrate lo porta a incontrare una serie di personaggi che vivono alla giornata, alle prese con attività artistiche, che vivono ai margini della società. Il loro ritrovo è costituito dalla “Camera Rossa” un locale nel quale i vari personaggi s’incontrano e condividono le loro esperienze.

7b0fa801d7af5958a2719b6e11466431-1
August Strindberg

Lo scrittore quindi dedica a ogni personaggio diverse pagine, accompagnando il lettore alla scoperta di mondi apparentemente simili ma caratterizzati da bisogni e desideri diversi. Troviamo il pittore Sellen, che dipinge paesaggi e che riesce (grazie a una recensione su un giornale) ad essere considerato un artista stimato. C’è Olle Montanus, un idealista che vive da barbone dopo essere stato ripudiato dalla sua famiglia e che si ucciderà, alla fine della storia, diventando una specie di martire. Lo scultore Lundell che tenta di entrare in società piegandosi a disegnare ritratti per personaggi altolocati. Il cinico e avido editore Smith, che sfrutterà Falk. Il giovane Rehnhjelm che inizia la sua carriera come modello di Ludenn, tenta la carriera di attore e finisce per mollare tutto a causa di una delusione d’amore.

Insieme a questi personaggi Strindberg delinea la situazione famigliare di Arvid. Suo fratello Nicolaus Falk è un uomo avido di ricchezza, artefice di imbrogli finanziari e usuraio che vive con sua moglie, una donna viziata che si dedica a ipocrite attività di beneficenza. Tutto questo mondo lascia nel lettore un’impressione molto profonda sulla ipocrisia che serpeggia nella società, celata da bei propositi e atti di umanità spicciola.

RECENSIONE. L’idea di Strindberg di virare nel corso del romanzo sulle vicende di tutti i personaggi comporta una lettura abbastanza difficoltosa. Partendo da Arvid Falk la storia sembra seguire la sua vicenda alla scoperta dell’ipocrisia della società svedese del tempo ma, dopo pochi capitoli, ci si accorse che l’universo di antagonisti è talmente variegato che si perde . A parte questa considerazione sullo stile del romanzo l’ambientazione e la descrizione degli ambienti e paesaggi aiuta a immergersi nell’atmosfera sbiadita delle case malandate, delle strade cittadine deserte o gelide, che ricordano molto quelle dipinte da Munch nei suoi quadri.

VOTO       5,5


Autore dell'articolo: stefanolanzano

Rispondi