Joseph Conrad, Con gli occhi dell’Occidente. Riassunto e recensione


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schermata-2016-10-17-alle-17-18-57Con gli occhi dell’Occidente è un romanzo scritto da Joseph Conrad e pubblicato nel 1911.  Il protagonista è un giovane studente russo di nome Kirylo Sidorovic Razumov. La sua vicenda, che si sviluppa in anni ancora lontani dalla rivoluzione russa ma comunque ricchi di , è tutta concentrata sul senso di colpa. 

Conrad sceglie di non schierarsi: si tiene distante dal giudicare affidando la narrazione a uno dei personaggi, peraltro non russo ma inglese, ma lascia trapelare una avversione per la tirranide del potere non necessariamente “sconfitta” dalla rivoluzione. Il giovane Razumov, appartenente a quella parte della società che non “si interroga” sullo stato delle cose ma preferisce adattarsi, viene sconvolto dallo scontro esistenziale con un terrorista, Victor Haldin, che invece dedica le sue energie, la sua vita, alla causa rivoluzionaria. Nessuno dei due sembra avere ragione, per Conrad, tanto che alla fine del romanzo non prevarrà alcun vincitore. La vittoria di Razumov consisterà nel liberarsi dal senso di colpa, un atto di estremo coraggio che prevaricherà su tutti i meschini comportamenti umani in balìa delle circostanze.

“Nelle cose e negli uomini c’è sempre un certo verso, un certo lato dal quale bisogna prenderli se si vuole ottenere una solida padronanza e un perfetto controllo”.

***

“Nella vita di ognuno ci sono dei momenti brutti. Nel cervello t’entra un’impressione falsa, e allora nasce la paura – la paura di se stessi, paura per se stessi. Oppure un falso coraggio – chi può dirlo? Bè, chiamatelo come volete; ma ditemi, quanti sono coloro che andrebbero a consegnarsi deliberatamente alla perdizione (Come dice egli stesso in quel quaderno) piuttosto che continuare a vivere, segretamente degradati ai loro stessi occhi?”

TRAMA. Il romanzo si apre con l’attentato al ministro – presidente della Commissione di Repressione russo Il signor de P…. Ucciso dall’esplosione di una bomba da un giovane che era stato visto avvicinarsi alla sua carrozza. La narrazione è affidata all’imparziale visione di un insegnante inglese che ha avuto tra le mani le memorie di Razumov, il protagonista della storia. Kirylo Sidorovic Razumov è un giovane studente che vive nella sua normalità a San Pietroburgo; immerso nei suoi studi vuole realizzarsi nella società e cerca di ottenere il massimo da quello che fa. Egli ignora completamente il fermento rivoluzionario che in quegli anni iniziava lentamente a penetrare nelle menti degli giovani russi. Razumov non si preoccupa delle idee rivoluzionarie e dei suoi portavoce, fino a quando uno di loro decide di occuparsi di lui. Un giorno rientra nel suo appartamento, nel quale vive da solo, e ci trova un giovane rivoluzionario di nome Victor Haldin. Haldin, oltre ad essere molto conosciuto tra i gruppi sovversivi è uno degli artefici dell’attentato al Signor de P… Il rivoluzionario confida a Razumov di aver deciso di nascondersi a casa sua perché lo considera un uomo sul quale poter contare, tutto d’un pezzo e intelligente. Razumov considera la sua presenza una minaccia per il suo status quo e, seppur intenzionato a cacciarlo via, desiste acconsentendo a una sua richiesta. Haldin gli chiede di recarsi alla locanda nel quale c’è il collaboratore Zemjanic e avvertirlo di preparare i cavalli per aiutarlo alla fuga. Razumov si reca alla locanda indicata ma, colto dalla rabbia, bastona Zemjanic che trova totalmente ubriaco. Frustrato decide di andare alla polizia per denunciare Haldin. Si reca quindi dal consigliere Mikulin e dal principe K… Haldin sarà catturato e giustiziato. Razumov però desta alcuni sospetti, specie nel principe K…, per le sue conoscenze fortuite con i rivoluzionari. Mikulin decide di sfruttare la sua reputazione tra i sovversivi per mandarlo come spia in Svizzera, fingendosi sovversivo, per controllare i movimenti di un gruppo di russi rivoluzionari che dimora in quel paese. A Zurigo vivono da quale che tempo la sorella Nathalie e la madre di Victor Haldin, che apprendono la notizia della morte del figlio dall’insegnante di inglese della ragazza (il narratore della storia). La madre di Haldin viene colta da un esaurimento nervoso e si richiude in casa senza vedere nessuno. La figlia invece inizia a frequentare la casa di Madame de S… una rivoluzionaria molto conosciuta che richiama diverse personalità importanti che agiscono segretamente per tentare la rivoluzione in russia e abbattere il potere esistente. Tra questi vi è il famoso Petr Ivanovic. Nathalie Haldin viene a sapere della presenza di Razumov in città e, conoscendolo per aver letto di lui nell’ultima lettera ricevuta dal fratello in cui veniva descritto come un ragazzo affidabile e intelligente, decide di conoscerlo per sapere qualcosa in più degli ultimi giorni di vita del fratello.

Razumov inizialmente cerca di evitarla, poi resta colpito dalla sua innocenza. Inizia ad appuntare su un quaderno tutta la sua vicenda. Proprio quando giunge la notizia falsa della morte di Victor Haldin avvenuta per mano di Zemjanic (che potenzialmente lo metterebbe al riparo da qualsiasi sospetto) Razumov assillato dal rimorso decide di vuotare il sacco. Spedisce il quaderno per posta a Nathalie Haldin, si reca a casa del rivoluzionario Lampara, in cui si erano riuniti tutti, e dice la verità: di essere stato lui a denunciare alla polizia Victor Haldin. Viene aggredito e perde l’udito, poi finisce sotto un tram e dall’incidente resterà storpio a vita. Il quaderno delle sue memorie finisce tra le mani dell’insegnante di inglese della signorina Haldin che racconta tutta la storia.

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Con gli occhi dell’occidente
NOTA DI JOSEPH CONRAD
Edizione Garzanti 1972
Traduzione dall’inglese di Renato Prinzhofer e Ugo Mursia

Bisogna convenire che Under Western Eyes è già diventato, per la sola forza delle circostanze, una specie di romanzo storico che parla del passato. Tale riflessione riguarda appieno i fatti della narrazione; ma essendo nell’insieme questa un tentativo di rappresentare non tanto le condizioni politiche quanto la psicologia della Russia stessa, oso sperare che non abbia perso ogni interesse. Sono incoraggiato in tale lusinghiera credenza dal notare che molti articoli sulle questioni russe odierne si richiamano a certe frasi e opinioni formulate nelle pagine che seguono, in un modo che attesta la mia chiarezza di visuale e l’esattezza del mio giudizio. Non occorre dire che nello scrivere questo romanzo io non mi proposi altro scopo se non di esprimere con l’immaginazione la verità generale che sta alla base di quanto vi accade, unitamente alle mie schiette convinzioni in merito alla fisionomia morale di certi fatti noti più o meno al mondo intero.

Quanto alla vera e propria creazione posso dire che quando cominciai a scrivere avevo un’idea chiara solo della prima parte, con le tre figure di Haldin, di Razumov e del consigliere Mikulin esattamente delineate in mente. Fu solo dopo aver terminato di scrivere la prima parte che l’intera vicenda mi si rivelò nella sua tragicità e nella progressione dei suoi eventi come ineluttabile e con un disegno abbastanza ampio da dare libero gioco al mio istinto creativo ed alle possibilità drammatiche del soggetto. Lo svolgimento dell’azione non richiede spiegazioni. Mi si è presentato più come una questione di sentimento che non di pensiero. È frutto non già di una particolare esperienza ma di una conoscenza generale, rafforzata da seria meditazione. La mia preoccupazione maggiore fu quella di riuscire a far vibrare e sostenere una nota d’imparzialità scrupolosa. L obbligo dell’assoluta equanimità mi era imposto, per dovere storico ed ereditario, dalle mie particolari esperienze di razza e famiglia, in aggiunta alla convinzione fondamentale che solamente la verità è la giustificazione di qualsiasi opera narrativa che aspiri minimamente a qualità d’arte o che possa sperare di prendere posto nella cultura degli uomini e delle donne del suo tempo. In precedenza non ero mai stato chiamato a compiere un maggior sforzo di distacco : distacco da qualsiasi passione, pregiudizio e persino dai ricordi personali: Under Western Eyes quando apparve per la prima volta in Inghilterra fu un insuccesso di pubblico, forse proprio a causa di tale distacco. Il compenso mi venne sei anni dopo, quando ebbi la prima notizia del fatto che in Russia il libro aveva incontrato universali consensi ed era stato ristampato in parecchie edizioni.

Anche le varie figure che recitano una parte nella vicenda non debbono la loro esistenza ad alcuna speciale esperienza ma alla conoscenza generale delle condizioni della Russia e delle reazioni morali ed emotive del temperamento russo alla pressione dell’arbitrio dispotico, che, in termini umani generici, si possono ricondurre alla formula di un’insensata disperazione provocata da un insensato dispotismo. Ciò che più m’interessava era l’aspetto, il carattere, e la sorte degli individui quali apparivano agli occhi d’occidentale del vecchio insegnante di lingue. Questi, dal canto suo, è stato assai criticato; ma io non mi metterò in quest’ora tardiva a giustificarne l’esistenza. A me è stato utile e credo perciò che debba essere utile al lettore tanto come commento quanto per la parte ch’egli recita nello svolgimento della storia. Nel mio desiderio di produrre un effetto di attualità mi è parso indispensabile avere un testimone oculare dei fatti che hanno luogo a Ginevra. Mi occorreva anche un amico comprensivo per la signorina Haldin, che altrimenti sarebbe stata troppo sola e senza appoggi per risultare del tutto credibile. Non avrebbe avuto nessuno cui potesse lasciare intravedere la sua fede idealistica, il suo gran cuore, e le sue semplici emozioni.

Razumov è trattato con comprensione. Perché non dovrebbe esserlo? È un giovane comune, provvisto di una sana attitudine al lavoro e di ambizioni assennate. Ha una coscienza di tipo medio. Se in lui vi è una lieve anormalità. questa è solo nella sua sensibilità riguardo alla sua posizione. Figlio di nessuno, egli avverte in modo un po’ più acuto di quanto accadrebbe a un altro il fatto di essere un russo – o niente. Ha perfettamente ragione di considerare come sua eredità l’intera Russia. La sanguinaria futilità dei delitti e dei sacrifici che si agitano in quella massa amorfa lo avviluppa e lo stritola. Ma non credo che nel suo smarrimento egli sia mai mostruoso. Nessuno qui è presentato come un mostro – né l’ingenua Tekla né la pervicace Sophia Antonovna. Pétr Ivanovic e Madame de S… sono selvaggina lecita. Sono le scimmie di una giungla sinistra e sono trattati come le loro smorfie si meritano. Quanto a Nikita – soprannominato Necator – è il tipico fiore della desolata landa terroristica. La mia maggiore preoccupazione nel trattarne non è stata la sua mostruosità ma la sua banalità. Da anni è stato presentato agli occhi del pubblico nelle cosiddette « rivelazioni » degli articoli giornalistici, in storie segrete, in romanzi a grande effetto.

La riflessione che più atterrisce (parlo ora per me stesso) è che tutti costoro non sono frutto dell’eccezione ma della regola generale – di ciò che nel loro paese, nel loro tempo, nella loro razza è normale. La ferocia e l’imbecillità di un regime autocratico che ripudia ogni legalità e si fonda di fatto su una totale anarchia morale provoca la risposta non meno imbecille ed atroce di un rivoluziona- rismo puramente utopistico che include la distruzione con i primi mezzi che*capitano in mano, nella strana persuasione che un fondamentale cambiamento degli animi debba seguire alla caduta di determinate istituzioni umane. Costoro sono incapaci di capire che al massimo possono attuare solo un semplice cambiamento di nomi. Gli oppressori e gli oppressi son tutti quanti russi; e il mondo una volta di più si trova messo faccia a faccia con la verità del proverbio che la volpe perde il pelo ma non il vizio.

J.C.

1920


Autore dell'articolo: stefanolanzano

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