RACCONTO. Un caso


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Però c’era una cosa, il giovane, il tipo. Ho una certa sensazione, in ogni singolo capello. L’ho da quando ha messo in moto, era stato lì.
“Fammi un favore, mi puoi dare il tuo numero di cellulare?” No, lascio la faccenda girare, scuotendola servirà per lo più per nutrirsi di priorità.
A quel punto, per raccogliere la solita sfida, dove aveva lasciato la macchina,
Tombe degli avi miei è  l’ultimo avanzo di panna, pancetta e cubetti d’una stirpe felice.
-la prendi tu?- domandò lei.
Mi colpì la sua voce, ah! con il suo carrello!

-Credi che l’universo intero possa aspettare fino a domani?-

E’ un deserto, per alleviare il colpo.

Sotto era nuda, piena d’imbarazzo. Come l’ha presa?

Farà il giro dei reparti ma molto più agile, qualche vispa scaletta ascendente, spiritosa, e poi via con il momento appeso al collo, esce di scena che un po’ sà di prima sera.

Non è sconcertante?

-Vuoi dire che mi avevi messo…-

Io che ero già alla torta? Non ci eravamo mai cercati. Che poi s’avvalse di castelli in aria di tutti i gioielli del mio forziere.

Una scoperta rapida furono i miei sogni usati. Portava addosso dei numeri, compresi i miei sogni.

-Senti, i fatti sono questi…-

Ma questo dove ci porta? Alcun segno di colluttazione alla ricerca di una spiegazione che è stata trattenuta per metà dagli occhi.

“Vieni alla finestra, vieni a consolarmi in una casa di riposo” Davvero graziosa, me ne sarei dovuto accorgere, appena avevo notato che lei mi provocava, lanciata all’inseguimento di un libero parcheggio fuori dal tempio.

E’ stanotte? la fine?

Per la ragazza ero un gentiluomo? Ma una scrollata di spalle cominciò a farmi sentire lieto, e chiedendomi al suo fianco come mai fosse successo il sorriso, ecco che perdo abbandonato la spesa.

-Eccoti, ti ho vista- aggiunse lui, si avviarono insieme.

-sei sempre il solito.- spiegò lei, dimenticando la leggenda. Per stare disperato, per la sanguinosa fine, come un mito, sottoposto a tensione, lasciai il manico del carrello.

Qualcosa per vedere se lei facesse una specie di resistenza, come se il freno della logica s’allentasse alla mia occhiata. Però poteva essere anche un problema. Guardo entrambi gli uomini vicini e sentì che il fargli visita dentro continuava ad essere difficoltoso.

“non vedi uno che amo?”

Mai tutti che fossero presenti.

Ma controllo compulsivamente, con un bruciore, gli scaffali alle spalle, inghiottito dalla riflessione e dalle piccole battaglie. Se fossi stato coi muscoli freddi…

“Lasciatemi solo” era un mantra buttato dal balcone.
Che cosa mi ha detto la giornata? Un caso, quel gesto; è che io stesso vorrei sparire.

 


Autore dell'articolo: stefanolanzano

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