Riverbero


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Riverbero
cadono le nuvole sulla testa dalla terra appena in fiore
primavera sbocciata dalla televisione
luce elettrica come quella serale
abbacina tristezza
solco ineludibile di parole dette da parenti di parto
come amici soliti del mercoledì feriale
ricerca di un argomento luce faro che guidi
con la forza di alzarsi la mattina col piede giusto
allucinante calarsi nel nuovo mondo appena scoperto da coloni idioti
venuti dal mare che puzza di cesso

Ritrovarsi troppo spesso in compagnia di vecchi pensieri che non invecchiano perché non hanno un corpo – su cui misurarsi – non hanno occhi – coi quali guardarsi allo specchio – e lo specchio è sempre stato dentro e loro lo sanno e usano me che li proietto sulle fronti di vecchi amici – vecchi corpi che fermentano dentro un pub con la TV accesa e le canzoni alte del mercoledì passato – a comando dolci note dolci notti e passano ancora e domani le nuvole forse non cadranno perché saranno più leggere – e chi può dirlo – chi avrà il coraggio di lasciar cadere l’idea di se stessi per sentire come cambia il rumore del loro corpo?


Autore dell'articolo: stefanolanzano

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