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Pasolini – La ballata delle madri


Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

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Percy Bysshe Shelley – Anime gemelle

Sono come uno spirito
che nell’intimo del suo cuore ha dimorato,
e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri
ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso
del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo
è noto, quando tutte le emozioni
in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi.
Io ho liberato le melodie preziose
del suo profondo cuore: i battenti
ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato.
Proprio come un’aquila nella pioggia del tuono,
quando veste di lampi le ali

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Come si diventa poeti?

Il bacio della musa

Il bacio della musa

Come si diventa poeti? Una domanda veramente complicata, resa ancor più complessa dalla difficoltà di definire il mestiere di poeta. Chi è il poeta? Cosa fa? 

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Pasolini “Padre nostro che sei nei Cieli”

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
È a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.

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Pasolini demolisce Pavese

Nel 1972 Franco Fortini stava realizzando un film-documentario su Cesare Pavese. Durante la lavorazione incontrò Pier Paolo Pasolini in un albergo e volle approfittare della sua presenza per inserire anche il suo intervento. L’intervista fu concessa ma non andò mai in onda; Pasolini stroncò duramente lo scrittore e poeta piemontese. Lo giudicò “mediocre” e “provinciale”, salvando (con qualche riserva) solo il suo impegno politico e la fedeltà alla sua morale letteraria.

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Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo…(Pessoa)

 Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.

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Giuseppe Ungaretti e l’omosessualità

In Comizi D’amore, film-documentario diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1965, spicca l’intervista del poeta friulano a un altro poeta: Giuseppe Ungaretti. Inserita in “Ricerche 2. Schifo o pietà?” l’intervista a Ungaretti verte sulla “normalità” e “anormalità” sessuale, due temi “tabù” in una società italiana conservatrice e omofobia (l’omosessualità sarà finalmente rimossa dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, solo nel 1973). 

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Fernanda Pivano intervista Jack Kerouac

“Si è visto subito che l’intervista non sarebbe stata facile. Kerouac ha salutato la dicendole che è una bella ragazza, una grande intellettuale di Milano. Ce l’hanno tutti con te perché sei una bella ragazza, ha detto Kerouac. Ma Fernando Pivano, che oltre a conoscere le opere di questi autori conosce bene le loro abitudini e i loro atteggiamenti, non si è lasciata sconcertare. Non le ha fatto impressione neanche il gran gesticolare di Kerouac, forse molto espressivo ma senz’altro poco conformista”.

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Petrarca “Lassare il velo o per sole…”

Lassare il velo o per sole o per ombra, 
      donna, non vi vid’io 
      poi che in me conosceste il gran desio 
      ch’ogni altra voglia d’entr’al cor mi sgombra. 
      Mentr’io portava i be’ pensier’ celati, 
      ch’anno la mente desiando morta, 
      vidivi di pietate ornare il volto; 
      ma poi ch’Amor di me vi fece accorta, 
      fuor i biondi capelli allor velati, 
      et l’amoroso sguardo in se raccolto. 
      Quel ch’i’ piu desiava in voi m’e tolto: 
      si mi governa il velo 
      che per mia morte, et al caldo et al gielo, 
      de’ be’ vostr’occhi il dolce lume adombra. 

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