Cos’è per Albert Camus una morte nella felicità

Che cos’è, per Albert Camus, «La morte felice»?. E’ una morte in cui il desiderio della felicità si placa, anzi si appaga nella accettazione della « assurda» condizione umana. Questa è una prima definizione di quella morte. Definizione approssimativa, lacunosa, oscura. Come del resto è approssimativo, lacunoso e abbastanza oscuro il romanzo, scritto tra il 1935 e il 1938, e abbandonato per mettere mano a « Lo straniero », il racconto lungo che darà a Camus fama e responsabilità di « maitre à penser ». C’è subito da chiedersi se « La morte felice », non mai pubblicato quando Camus era in vita, abbia una sua legittimità per così dire editoriale adesso che io scrittore è morto. Al suo apparire in Francia il romanzo postumo del teorico de « L’uomo in rivolta » suscitò non poche reazioni contraddittorie. Chi recriminava che il romanzo non fosse rimasto per sempre nel cassetto, e chi sostenne che di una personalità come quella di Albert Camus è bene che si conoscano anche gli intimi inediti, come appunto hanno deciso, con il consenso della vedova, la casa editrice Gallimard e qui da noi Rizzoli.
« La morte felice » è uno di questi inediti, e dichiariamo senza dubbi di sorta che si tratta di un inedito quanto meno suggestivo. Sebbene al livello specifico della poesia, l’opera appare monca, velleitaria e immatura, essa ci permette tuttavia di « leggere » la tormentata preistoria di Camus artista e pensatore. Anzi, per noi è proprio questa immaturità che conferisce a « La morte felice » la sua validità di documento, di autobiografia offerta nella sua patetica forma di confessione.
E’ noto che le esperienze fondamentali di un artista avvengono nella fanciullezza e nell’adolescenza: dopo, non è che un dare espressione ai motivi che cantarono acerbamente e inconsciamente in quel tempo irripetibile.

Albert Camus segreto


IMG_1172Sfogliando il romanzo di Albert Camus “La Morte felice”, acquistato per pochi euro da una bancarella di libri usati, mi sono imbattuto in due articoli di giornale ritagliati, piegati e inseriti tra le pagine. Ho deciso di trascriverli e pubblicarli sul blog prima della mia recensione del libro perché a mio avviso rendono bene l’idea della reputazione dello scrittore a dieci anni dalla sua scomparsa (avvenuta nel 1960), dopo aver scritto opere come “Lo Straniero” e “La peste”.

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