“L’estate del cane bambino” di Mario Pistacchio e Laura Toffanello

<<Non si invecchia mai un po’ alla volta. C’è un momento preciso, nella vita, in cui ti accorgi che è successo. È una certezza, e non contano gli anni che hai. Capita quando smetti di andare avanti e ti scopri a guardarti le spalle. Scruti il tempo che se n’è andato. Lì dietro sono rimasti i tuoi unici amici, i ricordi, l’illusione che niente possa mai finire davvero.>>

Rocco Scotellaro, Uva Puttanella e Contadini del Sud (Recensione)

L’Uva Puttanella (1955) è un romanzo autobiografico incompleto, come incompleta è stata la vita del suo autore Rocco Scotellaro, morto prematuramente a 30 anni per un infarto. Nato a Tricarico, nella miseria degli anni ’20, è una voce importante della letteratura italiana; testimone e protagonista di un modo tutto poetico di mostrare la vita, controversa e spietata.
Rocco Scotellaro ha raccontato la sua terra e i suoi abitanti non nascondendo la sofferenza di chi continuava a vivere sacrificando se stesso, massacrandosi di lavoro nei campi, senza alcuna tutela. Il suo sofferto impegno civile del resto è ben documentato grazie alla sua attività politica, che gli permise di essere sindaco del suo paese e di rendersi conto ancor più da vicino della povertà che attanagliava i suoi abitanti.
Fu arrestato per la sua attività politica ma ne uscì pulito. In Uva Puttanella, dopo aver narrato il carcere e gli amici detenuti, Scotellaro scrive della condizione dei miserabili, condannati all’ingiustizia perenne. Uscire dal carcere non significava riprendersi la libertà, ma vivere condannati per sempre:

Ho ucciso un uomo a Reno – di Charles Bukowski

Nella raccolta Storie di ordinaria follia – Erezioni Eiaculazioni Esibizioni – c’è un racconto, un po’ diverso dagli altri, dal titolo Ho ucciso un uomo a Reno. Diverso perché Charles Bukowski non vi nasconde la sua condizione esistenziale dietro eccessi, situazioni rocambolesche e scioccanti: in quel racconto Henry “Hank” Chinasky scrive realmente chi è.

LETTURA ZAPPING. Finale di partita di Beckett – La storiella del sarto

imageSto leggendo Finale di Partita di Samuel Beckett per preparare l’esame di storia del teatro inglese del 900. Di Beckett ho letto anche il celebre Aspettando Godot e l’ho trovato un testo incredibile, geniale, assurdo.

LETTURA ZAPPING. La scena dell’addio tra Emilio e Veve di Mario Soldati (Le due città)

imageSono contento di aprire questa nuova sezione del blog su un argomento che può rivelarsi utile a chi vuole conoscere un romanzo che non ha ancora letto, o che ama immergersi in una particolare scena dell’opera che rivela un sentimento degno di essere citato. Chiamerò questa sezione “Lettura Zapping”, poiché focalizzerò il mio sguardo su quelle vicende, trovate nei libri, che mi piacerebbe condividere con voi.
Dopo aver letto “Il Compagno” di Cesare Pavese mi sono immerso subito nel romanzo di Mario Soldati “Le due città” del 1964. Senza volerlo ho scelto due opere simili tra loro: i protagonisti, Pablo e Emilio, sono entrambi torinesi e lasciano il capoluogo piemontese per recarsi a Roma.

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