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Gioielli

Pasolini – La ballata delle madri


Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze così diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

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Gioielli

Pasolini “Padre nostro che sei nei Cieli”

Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
È a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.

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Gioielli

Pasolini demolisce Pavese

Nel 1972 Franco Fortini stava realizzando un film-documentario su Cesare Pavese. Durante la lavorazione incontrò Pier Paolo Pasolini in un albergo e volle approfittare della sua presenza per inserire anche il suo intervento. L’intervista fu concessa ma non andò mai in onda; Pasolini stroncò duramente lo scrittore e poeta piemontese. Lo giudicò “mediocre” e “provinciale”, salvando (con qualche riserva) solo il suo impegno politico e la fedeltà alla sua morale letteraria.

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pier paolo pasolini

Pasolini e Marx

Sono marxista proprio perché Marx diceva che la rivoluzione avrebbe portato al deperimento e alla scomparsa del potere così come viene concepito dalla società borghese. Il potere, insisto su questo punto, è orrendo: sia quando lo si detiene, sia quando lo si vuole conquistare. È sempre corruttore.

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pier paolo pasolini

Pasolini contro la televisione

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Pasolini ospite della trasmissione di Enzo Biagi ‘III°B facciamo l’appello’ nel 1971

Pasolini vide nella televisione il veicolo principale per la diffusione della nuova forza omologatrice diretta a tutti gli italiani.

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pier paolo pasolini

Pasolini e il cambiamento del linguaggio dei giovani

Scena del film Accattone

Scena del film Accattone

Il cambiamento, secondo Pasolini, non avvenne soltanto nella lingua, in particolar modo nell’italiano parlato e scritto ma investì qualsiasi aspetto della realtà italiana. 

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pier paolo pasolini

Pasolini e la nascita della lingua italiana “tecnologica”

Pasolini fotografato da Dino Pedriali

Pasolini fotografato da Dino Pedriali

“L’italiano è sempre stato una lingua letteraria […] con l’unità nazionale tale lingua letteraria […] è divenuta la lingua dei rapporti nazionali, è divenuta la lingua media della nazione. Ma non è mai stata una vera e propria lingua nazionale […] essa è stata semplicemente della borghesia. Cioè la lingua di una classe che la usava per i propri interessi economico-politici e per i propri pretesti culturali […] imponendola dall’alto alle altre culture sociali, come una lingua straniera. […] e i mezzi di diffusione, oltre alla scuola umanistica e piccolo-borghese (1), sono state le infrastrutture di base, l’esercito, la ferrovia, i giornali ecc. Il latino era sempre stato il grande modello della lingua: ora tale modello era “borghesizzato” attraverso lo spirito burocratico-statale”.

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pier paolo pasolini

Pasolini “Il desiderio di ricchezza del sottoproletariato romano”

La precaria coesistenza tra industrializzazione e miseria che Pasolini avverte a Roma già nei primi anni cinquanta si evolverà, in un disarmante cambio di mentalità da parte degli abitanti di quei quartieri, nel decennio successivo.

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pier paolo pasolini

Pasolini nelle borgate romane

Pasolini - borgata 05-1

Per Pasolini l’essere al cospetto dei diseredati e poverissimi abitanti delle borgate romane, i quartieri più miseri della capitale, è stato un segno del destino. 

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Approfondimentipier paolo pasolini

Il miracolo economico italiano (1952-1963)

cucina_anni50Agli inizi del 1950 l’Italia era ancora un paese sostanzialmente sottosviluppato. L’agricoltura continuava a rappresentare il più importante settore di occupazione, nel 1951 il 42,2% della popolazione azione lavorativa rientrava nella categoria -agricoltura, caccia e pesca-. Meno del dieci per cento delle case italiane, nel 1951, possedeva acqua potabile, elettricità e servizi igienici interni. Le industrie, tutte concentrate a nord della penisola, mostravano i primi segni di sviluppo nei settori dell’automobile, dell’acciaio e dell’energia elettrica e le strutture delle emigrazioni erano le medesime del primo dopoguerra, anche se diminuisce il numero di italiani che parte in direzione di paesi extraeuropei (es. Argentina) per recarsi invece in Europa o nelle regioni settentrionali della stessa Italia.

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