LETTURA ZAPPING. Finale di partita di Beckett – La storiella del sarto

Gioielli

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imageSto leggendo Finale di Partita di Samuel Beckett per preparare l’esame di storia del teatro inglese del 900. Di Beckett ho letto anche il celebre Aspettando Godot e l’ho trovato un testo incredibile, geniale, assurdo.

In Finale di Partita i personaggi restano immobili in un ambiente allucinante, chiusi nel loro mondo e nella routine, rassegnati a vivere una condizione da sopravvissuti. Ma sopravvissuti da cosa?

I personaggi sono quattro:
Hamm non può alzarsi in piedi ed è cieco, il suo servo Clov non può fermarsi e vivono in due bidoni, proprio così due bidoni, gli anziani genitori del padrone: Nagg e Nell.
Durante il loro scambio di battute, apparentemente senza alcun senso, i due coniugi mettono in scena il vero tratto distintivo di Beckett: il dialogo perfettamente scoordinato tipico della quotidianeità. Cosa c’è di più autentico di uno scambio di battute che non porta da nessuna parte?
Negg ad un certo punto ricorda alla moglie una storiella, che in passato la faceva morire dal ridere: si tratta della storiella del sarto, un riferimento perfetto all’imperfezione del mondo.

NEGG, PARLANDO ALLA MOGLIE NELL:

(Voce di narratore) Un inglese… (fa una faccia da inglese, riprende la propria espressione)… avendo bisogno d’urgenza di un paio di pantaloni a righe per le feste dell’anno nuovo, va dal suo sarto che gli prende le misure. (Voce del sarto) «Ecco fatto, ritorni tra quattro giorni, saranno pronti». Bene. Quattro giorni dopo.(Voce del sarto) «Sorry, torni tra otto giorni, ho sbagliato il fondo». Bene, d’accordo, il fondo non è una cosa semplice. Otto giorni dopo. (Voce del sarto) «Desolato, ritorni tra dieci giorni, ho sballato il cavallo». Bene, d’accordo, il cavallo è una cosa delicata. Dieci giorni dopo. (Voce del sarto)«Spiacente, torni tra quindici giorni, l’apertura è venuta male». Bene, effettivamente una bella apertura pone dei problemi. (Pausa. Voce normale) La racconto male. (Pausa. Avvilito) Racconto questa storiella sempre peggio. (Pausa. Voce di narratore) Insomma, per farla breve, un giorno dopo l’altro, arriva la Santa Pasqua e sbaglia le bottoniera.(Faccia, poi voce del cliente) «Goddam, sir, ma dove andiamo a finire, è una cosa indecente, ci sono dei limiti! In sei giorni, ha capito, in sei giorni Dio ha fatto il mondo. Proprio così, egregio signore, ilmondo! E lei non è stato capace di fare un paio di pantaloni in tre mesi!» (Voce del sarto, scandalizzato) «Ma Milord! Ma Milord! Guardi… (gesto di disprezzo, con disgusto)… il mondo… (pausa)… e guardi…(gesto amorevole, con orgoglio)… i miei pantaloni!»


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