RACCONTO NO SENSE. Dal Barbiere

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Sabato mattina dal barbiere c’era un sacco di gente pronta a farsi schiumare le guance, sedersi sulla sedia dallo schienale imbottito e parlare di canottaggio.
Entrato salutando cordialmente (come facevano tutti) – Buongiorno!-, Fulvio si sistemò affianco ad Edgar Allan Poe, tutto concentrato a sbucciare un mandarino con l’ausilio prezioso dell’unghia del mignolo sinistro (rigorosamente lunga come quella di Lady Macbeth).
-è occupato?- domandò Fulviò bruscamente.
-Si, siediti pure straniero- rispose Poe con il suo tipico accento sull’apostrofo rosso.
Nella saletta c’erano poche sedie, tutte gialle e tutte cosparse di fagioli fumanti; con un libro capovolto sulle zampe c’era pure un gatto con delle lunghe basette (probabilmente era lì per farsele spuntare). Parlava, parlava, parlava.

Parlava da solo e rispondeva alle sue domande.
– Vuole altro zucchero nel the Mr, TOC?-
-Per l’amor del cielo, mi vuole vedere imbronciato?-
AHAHHAHAHAHAHAHHAHAHA
e lacrimava per le risate bagnando il pavimento.
Un aereo sfrecciò lontano ma Fulvio sentiva solo le lancette di un orologio (coi numeri cinesi) appeso dietro le sue spalle.
-Che ore sono?- urlò l’orologio.
-Non ho l’orologio- rispose l’orologio.
Entrai nel barbiere alle 11.30 di mattina, inciampai su una cesta chiusa con dello scotch; salutai cordialmente (come facevano tutti) -Buongiorno!-

Aprii la cesta e trovai un cane rannicchiato che faceva un solitario.
-Chiudi che devo studiare- mi abbaiò sputacchiando residui di pasta al pesto con una fogliolina di basilico usata tantoperfarescena.
-Che bella serata di sole- sospirò Poe.
Il caffè è un ottimo balsamo per i capelli ricci, ma fortunatamente mi fidavo solo del caffè giallo del barbiere il quale, per scherzo o per scherzo, non ancora iniziava ad amputare i capelli e i peli.
-Mi scusi signor gatto- dissi al gatto che leggeva.
-Dov’è il barbiere?-
SSSSSSSSSSSSH mi fece quello.
-Dorme, non svegliarlo altrimenti è costretto a lavorare!-.
Il tono della sua voce era impetuoso, ma non mi impaurì.
Dopo circa venti minuti di silenzio spuntò un grosso biscotto sudato col cappello, si fermò al centro della saletta e suonò (malamente) una tromba.
-Signori, ecco a voi il barbiere. In piedi dannazione!-.
Ci alzammo in piedi (tranne Poe che si addormentò sdraiato a terra).
Entrò una patata col camice lilla e un paio di forbicione nella mano destra (aveva solo quella). Era alta un metro e mezzo.
-Chi è il primo-
-Io- rispose Poe dormendo. Il biscotto lo trascinò fino alla sedia davanti allo specchio e lo aiutò ad alzarsi.
Il barbiere-patata di scatto gli tagliò la testa con le forbici, facendola rotolare a terra come una pallina.
-La ringrazio- rispose Poe educatamente, – i soldi sono nel taschino del cappotto-.
-Non mi deve ringraziare, io odio i miei clienti- rispose la patata intonando una melodia.
Il biscotto tornò al centro della saletta, suonò (malamente) la tromba e urlò:
-Signori, il barbiere è stanco. Andatevene! Dannazione-.

Tutti i clienti uscirono ridendo e scherzando, solo Fulvio ebbe il coraggio di ballare il mambo.
Mi accesi la pipa e me ne andai…
Ah dimenticavo, al barbiere non ci sono mai andato…eppure…


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