“Pasolini” di Abel Ferrara. La mia opinione…

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Non posso che definirmi deluso dal film di Abel Ferrara, omaggio (molto) controverso a PIer Paolo Pasolini.  l’ho guardato al cinema poco tempo fa e devo ammettere che mi aspettavo un altro film.
Ho letto molto di Pasolini, è uno dei miei autori preferiti; per questo forse ho avuto la sensazione che le sue pagine e le sue interviste fossero molto più “cinematografiche” di qualsiasi altro tentativo.

Il regista ha spesso sottolineato di non voler rivelare alcuna “verità” o retroscena sugli ultimi giorni di vita di PPP. La scelta è stata rispettata con un’ossessiva accuratezza documentaristica poco coinvolgente per lo spettatore, che finisce col sentirsi “di troppo” in un film che non scioglie i nodi relativi a ciò che. Si osserva un susseguirsi di scene prese dai racconti di chi gli è stato vicino in quei giorni, una sequenza di attimi rilevanti dal punto di vista della cronaca, ma non della vicenda umana del poeta regista friulano. 

Ci si sofferma su interminabili minuti in sala da pranzo, si osserva masticare spaghetti e si ascoltano discorsi futili e poche volte curiosi (le telefonate logorroiche del grande Sandro Penna) che strappano un sorriso anche quando non ce n’è affatto bisogno. 

Guascone e spocchioso. Pier Paolo Pasolini inoltre appare, nell’interpretazione molto sentita di Willem Dafoe, un uomo a tratti spavaldo, guascone, spocchioso. Non trapela dal suo sguardo lo spirito ostinatamente critico di un uomo che, per sua natura, era fragile e tormentato, specialmente nel 1975. Si ha la costante sensazione di un uomo spavaldo e costantemente sulle sue 

Degna di nota è l’intervista con Furio Colombo (non ripresa integralmente) che per lo meno consente allo spettatore di farsi un’idea del messaggio che voleva comunicare Pasolini, al di là di ciò che fece e non fece in quei drammatici giorni. 

Petrolio e Porno-Teo-Kolossal. Nella sua smania di non sbilanciarsi troppo il film manca l’occasione di ricostruire la riflessione e la stesura di Petrolio, romanzo che meriterebbe un film a sè e che viene proposto in una serie di scene-lampo poco comprensibili e soprattutto decontestualizzate. Unico elemento che lega Pasolini al suo mondo, alla sua poetica, è la frettolosa lettura dei quotidiani, 
Altra rappresentazione lacunosa è quella dell’incompiuto Porno-Teo-Kolossal. Il film che Pasolini era pronto a girare avrebbe visto Eduardo De Filippo e Ninetto Davoli insieme sul set. Nel film di Abel Ferrara si osserva il vero Ninetto (nei panni di Eduardo) e Riccardo Scamarcio, nel ruolo di Ninetto. Il Ninetto Davoli del film “Pasolini” non ride, non sorride, non accenna a esternare la sua verve tipicamente caciaresca, che lo ha reso unico. Le scene ricostruite di Porno-Teo-Kolossal sono ben fatte, ma appesantiscono la trama del film, senza inoltre integrarsi bene con la vicenda legata alle ultime ore di PPP, come se fosse “incollato” salvo poi tornare mentre la telecamera indugia sul cadavere di Pasolini ma senza enfatizzare l’essenza del momento. 

Del film si ricorderà probabilmente il pianto della madre Susanna, struggente, che riesce a emozionare e far sentire “vicino” il dramma della perdita del figlio. È stata la sola scena che ha ricordato a tutti che Pier Paolo Pasolini è stato soprattutto un uomo, oltre che il soggetto di un film e un morto che aspetta ancora la verità.   


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