LETTURA ZAPPING. Cesare Pavese: “Nel suo disfatto dormiveglia…”

Gioielli

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Nel suo disfatto dormiveglia Stefano pensava a tutt’altro: non riusciva ad afferrare che cosa. Rivoltandosi nel letto pesto, temette che l’insonnia sarebbe durata: quest’era un incubo più vero degli antichi. Stringe la guancia con pazienza al cuscino e intravide il pallore dei vetri. Mormorò intenerito:-ti compiango, mammina,-e si fece molto buono, e fu felice di esser solo.
Allora afferrò un pensiero: si resiste a star soli finché qualcuno soffre di non averci con sé, mentre la vera solitudine è una cella intollerabile. Ti compiango, mammina. Bastava ripeterlo, e la notte era dolce.
Poi sopraggiunse il treno con suo sibilo selvaggio, il treno di tutte le notti, lo sorprese a occhi socchiusi come un uragano. I lampi dei finestrini durarono un istante; quando tornò il silenzio, Stefano assaporò adagio lo spasimo della vecchia consueta nostalgia che era come l’alone della sua solitudine. Veramente un suo sangue scorreva con quel treno, risalendo la costa ch’egli aveva discesa ammanettato tanto tempo fa.
Il pallore dei vetri era tornato uguale. Adesso che l’aveva cacciata, poteva intenerirsi su di lei. Poteva anche rimpiangerla, fin che il suo sangue spossato era calmo, pensò balbettando.

(tratto da Il Carcere, contenuto in Prima che il gallo canti, 1968 Einaudi)


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