POESIA. Prologo

poesia

Written by:


Rate this post

Da quando si avvicinano immobili quelle nuvole blu la minaccia è sempre, costantemente in vista. La minaccia ora è una stanza illuminata a stento da una luce soffusa, e i sogni ci nuotano dentro.

Io non so più di che colore sono i miei occhi, e lei lo stesso, come me, come lei. E le ideologie sono morte, con loro oppure quelle anime che vivono ancora nell’ombra scalfita sul muro di quelle. È tutto finito, è tutto finito.

Stai calmo che tutto finito.
Non sto calmo per niente, anzi, ho il sangue che vuole fuoriuscire, lo senti?

Il cielo sono io e mi sento strano
mi hanno riempito la testa di cazzate, questo è vero.

Non sono un santo, non sono colpevole.
Del resto chi lo è? Chi ci sente? Santo.

Quell’uomo se ne sta seduto sul muretto con i capelli spettinati
quell’uomo innocente
quell’uomo all’alito che puzza di vino e bestemmie
quell’uomo innocente
quell’uomo si è messo in testa di rubare l’altra sera
quell’uomo innocente lo sanno tutti, lo sai tu, ma guardati allo specchio, sei anche tu quell’uomo. E sei innocente.

Come ti hanno chiamato così ti chiami.
Mille idee, una giungla di idee, poi il nulla, un pianeta a sé, una vita a sé, un altro mondo in cui tutto va bene.
Tutto cosa? il mio giardino. Mi affannerò, spunterò, non dormirò ululerò alla luna, sarò mezzo morto ma ancora in piedi, perché è questo che vogliono.

Guardo e penso
che al di là del balcone
un vecchio
sapore di libertà
non riesce a riposare
e pensa di mattina, come una donna.


Rispondi

Translate »