Il calcio nella letteratura

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imagesChe il gioco del calcio abbia un fascino particolare è risaputo e condiviso (se non da tutti) dalla maggioranza degli amanti dello sport.
Una partita è prima di tutto uno spettacolo, uno scontro sportivo con i suoi colori, bandiere, cori, storie e leggende.
Elencare tutti i miti che ruotano attorno a questo sport sarebbe un lavoro infinito, visto che già i Greci nel IV secolo a.C. si divertivano a giocare l’episkyros e i romani al harpastum in cui se le davano di Santa ragione per spingere un rudimentale pallone al di là della linea di fondo della squadra avversaria. Si giocava nel Medioevo, fino ad arrivare al diciannovesimo secolo inglese in cui riscontriamo la nascita del calcio moderno.

Ho trovato davvero stimolante, viste le origini illustri di questo sport, leggere anche le opinioni di uomini di cultura, talvolta persino calciatori improvvisati o semplici spettatori di un’autentica “battaglia” all’insegna del tanto sudato Goal .

Giacomo Leopardi (A un vincitore di pallone) Di gloria il viso e la gioconda voce/ Garzon bennato, apprendi,/ E quanto al femminile ozio sovrasti/ La sudata virtude. Attendi attendi,/ Magnanimo campion (s’alla veloce / Piena degli anni il tuo valor contrasti / La spoglia di tuo nome), attendi e il core / Movi ad alto desio.

Jorge Luis Borges . Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio.

Manuel Vázquez Montalbán. «Sono stati soprattutto gli autori latino-americani a trasformare il calcio in una moderna forma di epica. E allo stesso modo in cui Paesi come il Brasile e l’Argentina esportano giocatori in tutto il mondo, l’epica calcistica di autori come Eduardo Galeano e Osvaldo Soriano è stata esportata in tutto il mondo. Questi scrittori hanno saputo presentare il calcio per quello che veramente è, ossia una forma d’arte popolare. In questi autori c’e una naturalezza, una semplicità che manca del tutto negli scrittori europei. Che infatti, nel loro intellettualismo, hanno sempre snobbato il calcio».

Thomas Stearnes Eliot : “il calcio è un elemento fondamentale della cultura contemporanea”. Per me, che arrivo dal Sudamerica, dal Brasile, il pallone rappresenta un’utopia, un riscatto, una opposizione al potere. Basta leggere Eduardo Galeano: “Per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli, per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l’arte dell’imprevisto”.

Pier Paolo Pasolini : «I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone (Reguzzoni è stato un po’ ripreso da Pascutti). Che domeniche allo stadio Comunale!».


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