La politica economica di Reagan e gli effetti sulla società americana

Grunge

Written by:


1 (20%) 1 vote

itfoe-reaganNella seconda metà degli anni ’80, in America, la politica del presidente Ronald Reagan aveva creato una profonda disillusione tra i giovani della media borghesia. Quando fu eletto, nel 1980, la crescita della produzione negli Stati Uniti era pressoché nulla, l’inflazione raggiungeva il 13 per cento e un americano su 15 era disoccupato (http://www.wallstreetitalia.com/splendori-e-miserie-della-reaganomics/).

Negli anni del suo primo mandato nel 1981 Reagan ha impostato la sua politica economica in modo tale da risanare il debito pubblico e diminuire la disoccupazione, provocando un sensibile abbassamento della pressione fiscale. Le principali mosse di insediamento e attuazione della sua politica furono: diminuire la crescita del debito pubblico, le tasse sul lavoro e sui redditi di capitale, regolamentare l’attività economica e controllare l’offerta monetaria e la riduzione dell’inflazione.

Lo scandalo Watergate, la fine della guerra in Vietnam e la crisi economica degli anni ’70 costituivano ancora un peso importante per la popolazione e l’economia statunitense e ciò spinse Reagan ad adottare una politica dalla forte impronta sanatoria. Il presidente degli Stati Uniti d’America scelse così un approccio maggiormente liberista, coadiuvato dall’alleanza con l’allora primo ministro inglese Margaret Thatcher, che attuò anch’essa una politica denominata Tatcherismo.

La politica economica in questione è anche definita con l’accezione di “edonismo reaganiano”: per edonismo si intende il carattere estremamente individualista, neoliberale ed egoistico. Con questo si intendeva sottolineare come, negli anni ottanta, la politica economica sfociasse in una tendenza individualista che rappresentava quindi una concreta autosufficienza dell’individuo dallo Stato assistenzialista, il libero mercato, i tagli alla spesa pubblica e la riduzione delle imposte. Ciò significava che l’individuo doveva provvedere a sopravvivere con tutte le sue forze, in una sorta di legge della giungla, in cui per poter emergere economicamente e quindi socialmente bisognava vincere una battaglia senza esclusione di colpi. Il fine di questa guerra economica è quello appunto di ottenere il benessere individuale.

Reagan utilizzò moltissimo la sua immagine, sfruttando le sue qualità di intrattenitore maturate nel corso della sua carriera cinematografica: interviste, apparizioni televisive, discorsi di fronte al popolo. Il suo atteggiamento sorridente e senza paura volevano rassicurare gli americani, che appoggiarono subito le riforme in procinto di essere attuate. Quello che intendeva fare consisteva nel risollevare le sorti di un paese che oramai era sul lastrico, adottando misure economiche e politiche che portarono ad uno stravolgimento dei rapporti sociali, direzionati al solo individualismo e arricchimento come metri di realizzazione personale.

Effetti sulla società. Non si può dire di certo che la politica economica di Reagan sia stata del tutto negativa: l’aspetto decisionista rese la classe dirigente ancora più ricca e ci si aspettava un enorme investimento di denaro da parte delle classi più abbienti. Questo però non avvenne e gli effetti sulla società furono anche terribilmente negativi. Le riforme promosse da Reagan finirono infatti per creare un profondo divario tra la ricca borghesia e la classe operaia americana, proprio per la tendenza edonistica della politica.
ED-AO139_stevem_G_20110825162903La “Reaganomics”, come era stata denominata questa politica, fece crescere un malcontento generale, specialmente nei giovani. Un futuro incerto, niente per cui lottare, e un insieme di nuovi ideali non del tutto condivisi furono elementi che finirono per sfociare in un sentimento di apatia e confusione generale.
I tagli alla società fecero barcollare le risorse delle classi meno abbienti, tra cui il proletariato nero, la classe operaia, fino a colpire anche la media borghesia. Risultava così molto difficile pensare ad un futuro sicuro e i giovani si ritrovarono senza quegli ideali patriottici che fino a pochi anni prima avevano aiutato a creare il “mito americano”.
Ciò che i giovani reputavano difficile era proprio l’inserimento nella società, percorso durissimo e pieno di ostacoli che sembrava una vera e propria giungla. La lotta era senza esclusione di colpi e solo chi proveniva da una famiglia benestante riusciva a ritagliarsi un posto proficuo nella società. Ogni ragazzo e ragazza della media e piccola borghesia, della classe operaia o del proletariato era condannato a sgomitare e lottare per riuscire a ottenere un’istruzione adeguata e un lavoro soddisfacente. L’obiettivo era il raggiungimento del modello americano per eccellenza: uomo o donna benestanti, un lavoro sicuro, un’automobile e una casa con giardino.
La ribellione al modello americano si definì fin da subito: le scarse condizioni economiche non riuscirono a soddisfare i requisiti e così molti giovani decisero di ribellarsi contro le istituzioni.

Ribellione al modello: gli yuppies. Ciò che negli anni ’50 era diventato un’ideale di perfezione che lo stesso Reagan, dal passato da attore incarnava, iniziò a barcollare inesorabilmente. Gli adolescenti si ritrovarono quindi senza ideali e sfogarono sempre di più la loro frustrazione contro le istituzioni. Loro volevano dimostrare al mondo che potevano superare gli stereotipi di onesto lavoratore con famiglia e figli, e avverare i propri sogni.

La disillusione derivava dai modelli stereotipati che la ricca borghesia ostentava: un lavoro stabile, una casa e una famiglia erano i cardini che un perfetto americano doveva radicare. Questo quadro ideale di perfezione veniva smentito puntualmente dalla crescita del numero dei divorzi e, soprattutto, dall’alto tasso di disoccupazione che non accennava a diminuire.
I ragazzi delle province fuggivano da questa pressione spesso facendo uso di alcool, droghe e commettendo crimini. Per loro la realtà era stata distorta da questi ideali e non aveva senso inseguirli, ma bisognava vivere senza regole, in un continuo stato di ribellione.

Il modello di riferimento a cui i giovani disoccupati della metà degli anni ottanta si opponeva era sicuramente quello degli yuppies.
Tutto il contrario dello stato in cui vivevano quei giovani americani che non avevano futuro e provenivano da famiglie meno abbienti, come i figli di operai . La battaglia dei giovani dell’epoca era quindi combattere l’ideale dello yuppie americano, ribellarsi alla vita facile di Yale e Harvard, e realizzare i propri sogni senza l’aiuto di un’economia selettiva come quella dell’epoca reaganiana.
Questo è lo spirito che ritroviamo anche nel film del 1994 intitolato “Giovani, carini e disoccupati” diretto da Ben Stiller, in cui troviamo un gruppo di giovani, che cercano di emergere dall’angolo più remoto della società facendosi largo tra donne e uomini in carriera, proponendo la loro alternativa visione della vita attraverso mestieri fuori dall’ordinario.

A Seattle così, verso la fine degli anni ottanta, si viene a creare un’atmosfera differente, underground, che lascia spazio all’estro di questi giovani ribelli.

***

The economic policy of Reagan

In the late ’80s, in America, the policies of US President Ronald Reagan had created a profound disillusionment among young middle class. When he was elected, in 1980, the growth of production in the US was almost zero, inflation reached 13 percent and lots of Americans were unemployed.

In the years of his first mandate in 1981, Reagan has set its economic policy in order to restore the public debt and reduce unemployment, leading to a significant lowering of the tax burden. The main settlement and implementation moves of its policy were: decrease the growth of public debt, decrease taxes on labor and capital income, regulate economic activity and controlling the money supply and inflation reduction.

The Watergate scandal, the end of the Vietnam War and the economic crisis of the 70s still constituted an important weight for the population. The US economy, prompted Reagan to adopt a policy with a strong footprint amnesty. The president of the United States of America chose a more liberal approach, supported by the alliance with the then British Prime Minister Margaret Thatcher, who implemented a policy which is also known as Thatcherism.

This economic policy is also defined with the meaning of ‘Reagan’s hedonism’ (1 it means highly individualistic, neoliberal and selfish. This is intended to emphasize that, in the eighties, economic policy result in a individualistic tendency that represented a real self-sufficiency of the individual state welfares, free markets, cuts in public spending and tax).
This meant that the individual had to survive with all his strength, in a sort of law of the jungle, where in order to emerge economically and socially so you had to win a battle with no holds barred. The end of this economic war is to obtain the individual well-being.
Reagan have used his image a lot, based on its quality of entertainer thanks to his film career: interviews, TV appearances, speeches to the people. His smiling and fearless attitude wanted to reassure the Americans, who supported the reforms now in the process of being implemented.
What he intended to do was to revive the fortunes of a country that was now bankrupt, and he tried to adopting economic measures and policies that led to a reversal of social relations, directed only to individualism and enrichment as meters of personal fulfillment.

Effects on society (benefits, recovery, jobs) We cannot say for certain that the Reagan’s economic policy was entirely negative: the ruling elite are become richer and they expected a huge investment of money from the wealthier classes. But this didn’t happen and the effects on society were also terribly negative. The reforms promoted by Reagan created a wide gap between the rich, the middle and the American working class, because of the hedonistic tendency of politics.

The ‘Reaganomics’, as it was called this policy, it grew a general discontent, especially in young people: an uncertain future, nothing to fight for, and a set of new ideals were elements that lead to a general feeling of apathy and confusion.
The cuts made to the company, have done falter the resources of the lower classes, including the black proletariat, the working class and the middle class. It was very hard to think of a safe future and young people have lost patriotic ideals of the American myth.

What the young people hated, it was the difficulty to integrate into society, and hard path full of obstacles that looked like a real jungle. The fight was no holds barred, and only those who came from a wealthy family could have had a profitable place in society. Every boy and girl of the middle and lower class, the working class or the proletariat was sentenced to fight to be able to get a proper education and a fulfilling job. The goal was to achieve the American model: wealthy man or woman, a secure job, a car and a house with garden.

The rebellion against the American model is defined from the start: the poor economic conditions failed to meet the requirements and so many young people chose to rebel against institutions.

Rebellion to the model: the yuppies. What in the ’50s had become an ideal of perfection, then began to inexorably stagger. Teenagers had no ideals, so there was frustration against the institutions. They wanted to show that they could overcome the stereotypes of honest worker with family and children, and make their dreams come true.

Disillusionment stemmed from stereotyped models that sported the bourgeoisie: a steady job, a house and a family were the cornerstones that had a perfect American root. He had created a distorted imagery (Spaziante, 2011) without a reality that could be representative for all.
This ideal picture of perfection was promptly refuted by the growth in the number of divorces and, especially, high unemployment which continues unabated. The boys escaped from the pressure of provinces: often use of alcohol, drugs and committing crimes, were the problems. For them the reality was distorted by these ideals and made no sense to chase, but had to live without rules, in a constant state of rebellion.

The reference model to which the unemployed youth in the mid-eighties was certainly opposed to the yuppies . Quite the opposite of the state where they lived those young Americans who had no future and came from poor families, as the children of workers.
The battle of the young age, was fighting the ideal of the American yuppie, rebelling to the easy life of Yale and Harvard, so realizing their dreams without the help of a selective economy such as Reagan era. This was the spirit included also in the 1994 movie titled “Reality Bites” directed by Ben Stiller: a group of young people, who are trying to emerge from the remote corner, making their way between women and men in career, offering their alternative vision of life through out of ordinary jobs.

In Seattle, at the end of the eighties, it creates a different atmosphere, underground, which leaves room for the creativity of these young rebels.

di Federica Iuso


One Reply to “La politica economica di Reagan e gli effetti sulla società americana”

  1. […] La politica economica di Reagan e gli effetti sulla società americana […]

Rispondi

Translate »