Poesia. Pomeriggio

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asfalto

Sopra la cresta di plastica
del magico tempio quadrato
l’agonia della primavera
esala luce ambrata
scolorita effigie
di mortali dei a stomaco pieno

non compete con l’elettrica,
sputtana se stessa a prezzo di una voce
giovane, oggi giovane,
alla mercé di un vecchi sognatore,
dall’alibi dopo cena,
tra volti per forza amici

e la luna mostra il seno
con voluttà sprecata
disperato riflesso sul metallo a due euro,
capo chiaro,
pelle opaca,
che si dimena puttana consumata
musa col ghigno da ballerina
alla sua eterna ultima volta.


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