Per le nostre donne

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L’articolo è tratto da “Ricordando Giordano Bruno”, giornale uscito in numero unico il 23 febbraio 1908 a Vasto (CH). “Edito a cura di giovani anticlericali vastesi” riporta la cronaca di una manifestazione che si svolse nella piazza del paese in onore di Giordano Bruno. All’interno del giornale sono state pubblicate una serie di riflessioni sulla società dell’epoca e sul messaggio del filosofo.

Per le nostre donne

L’arma più sicura che è rimasta nelle mani del prete, l’unica che non ancora si spunta contro le nuove conquiste della scienza e della vita, sono la donna ed il fanciullo. Con l’uno e con l’altro il prete si fa padrone della generazione presente e la generazione futura e si assicura la continuità della sua opera pervertitrice.
Insegnando al fanciullo le sue malefiche dottrine, e circondando la donna con l’insidia delle cure spirituali, egli riesce ad insinuarsi nelle case e là – sotto la protezione del focolare domestico – stende le reti dei suoi intrighi, e vince il cuore della moglie e vuota la borsa del marito e dell’uno e dell’altra si fa due schiavi.
Per salvare i nostri bambini dall’influenza distruttrice del prete, noi reclamiamo uno Stato ed una scuola eminentemente laici.
Per difendere le nostre donne dall’insidia continua del confessore, del curato, ecc., noi predichiamo che bisogna educare la loro mente di loro cuore con intelletto d’amore, intensificando in loro il sentimento della propria dignità ed impartendo loro, man mano, quei criteri di scienza che noi uomini veniamo apprendendo nella scuola nella vita.
E non si dica che la religione, intesa come la celebrazione di certi riti di certe forme esterne non come un’aspirazione dell’animo, è necessaria la donna perché le dà un conforto negli affanni, una speranza nelle sventure, il coraggio a sopportare pazientemente le asprezze della vita……
Uscita dai limiti dell’ascetismo severo e del fervore come l’avevano intesa i martiri della Chiesa, la religione cattolica dilagata in una teatralità, in uno spettacolo pomposo di splendori e incensi al quale le donne assistono, vestite con civetteria, attente alla maldicenza ed al flirt.
Le chiese sono divenute luogo di appuntamento degli amanti che non possono incontrarsi altrove e quando vedete una donna frequentarle con assiduità potete, novanta volte su cento, credere che la sua virtù sia crollata o stia per crollare.
Giacché le donne non sono religiose per bisogno dell’anima, o perché trovino nella religione, così personificata, la spiegazione dei problemi che agitano lo spirito umano: sono religiose bigotte per abitudine e per una certa tendenza all’inerzia – insita nella natura umana – che fanno sembrare più comodo il continuare in certe pratiche piuttosto che ribellarsi e ripudiarle.
Le donne non hanno bisogno della religione per compiere il loro dovere, perché il loro dovere lo prenderanno dalle esigenze della vita e per le esigenze della vita lo compieranno: non si deve essere onesti per paura della punizione divina, si deve essere onesti per gli impulsi del senso sociale e per mantenersi degni dell’umano consorzio.
Sfrondato così da ogni insussistente idealità e da ogni palpito di desiderio, il sentimento religioso – nel senso di dover frequentare le chiese, confessarsi in determinati giorni, ripetere quotidianamente delle orazioni storpiate ed incomprese – non è nella donna che un’abitudine malamente tollerata, ed una debolezza riprovevole, perché il più delle volte dal fervore della beghina nasce la colpa.
Se le nostre donne amano conservare la loro fede religiosa, sarebbe stolta violenza da parte nostra di impedirlo. Ma adorino il loro Dio nel segreto delle proprie coscienze, lo preghino nel raccoglimento delle camere silenziose, lo onorino con le opere buone e non col clamore delle funzioni ecclesiastiche, ed allora solo noi potremmo credere sincera la loro fede, fecondo il loro fervore!
Ma i preti allora sarebbero inutili: il loro sacerdozio diventerebbe un mestiere non proficuo: la loro opera sarebbe povera e limitata. Non avrebbero gonzi da tradire, fiori virginali da cogliere; tutti i tesori delle voluttà segrete degli immensi appetiti soddisfatti da godere…. E questo i preti non vogliono.
I dritti della sacra bottega sono intangibili!

21 febbraio 1908
Roberto Roberti


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